Come capire se sono un alcolista?
Se sei arrivato su questa pagina probabilmente stai cercando una rassicurazione.
Hai cominciato a notare che bevi più spesso di quanto vorresti. Forse non sono aumentate le quantità, ma è aumentato il pensiero. Aspetti il bicchiere della sera, programmi il fine settimana pensando anche a quando potrai bere.
Sono sicuro che hai già provato a ridurre, stabilendo alcune regole: solo nel weekend, solo durante i pasti, solo due bicchieri, solo vino o soltanto quando sei in compagnia.
E forse, per qualche tempo, ci sei anche riuscito.
Poi è arrivata una giornata difficile, una festa, una vacanza o quel pensiero apparentemente innocuo: “Questa sera me lo merito.”
Continui a lavorare, a occuparti della tua famiglia, a mantenere gli impegni e a condurre una vita apparentemente normale.
E allora pensi: “Non posso essere un alcolista.”
È proprio da questa convinzione che vorrei partire.
Perché tra chi beve occasionalmente senza attribuire alcuna importanza all’alcol e l’alcolista che ha ormai perso gran parte del proprio funzionamento esiste una zona grigia, abitata da milioni di persone che non si riconoscono in nessuna delle due categorie.
Io le chiamo alcolisti anomali, ma sarebbe più corretto definirli alcolisti funzionali.
E lo ero anch’io un’alcolista anomalo.

Chi sono gli alcolisti anomali o funzionali
Siamo “persone normali”, capaci e responsabili, che continuano a funzionare ma sentono che qualcosa nel loro rapporto con il bere è cambiato.
L’alcol ha iniziato a occupare tanto spazio. Non necessariamente più spazio nel bicchiere, ma nella mente. Lo aspettano, lo desiderano fortemente.
Lo utilizzano per rilassarsi, per staccare, per socializzare, per premiarsi o per non sentire completamente alcune emozioni.
Provano a ridurre, stabiliscono regole, fanno promesse e riescono anche a rispettarle per qualche giorno o qualche settimana. Poi, quasi senza accorgersene, tornano al punto di partenza.
Non è ancora successo nulla di drammatico, ma non si sentono più completamente liberi.
“Alcolista” è un termine comune, spesso carico di stigma, mentre in ambito clinico si parla di disturbo da abuso di alcol, una condizione che può presentarsi con diversi livelli di gravità.
Questo articolo non può formulare una diagnosi, né vuole appiccicarti addosso un’etichetta.
Può però aiutarti a osservare con maggiore onestà ciò che sta accadendo e a porti una domanda più utile: “Sono ancora libero di non bere?”
Prima dell’etichetta…
Uno dei più grandi inganni legati all’alcol è l’idea che il problema inizi soltanto quando raggiungi un livello di bevute estremamente importante o quando la vita un po’ crolla.
Finché lavori, paghi le bollette, fai tutte le cose che devi fare e non vieni fermato ubriaco alla guida, pensi di non avere motivi sufficienti per preoccuparti.
Ti confronti spesso con persone che bevono più di te e utilizzi il loro comportamento per tranquillizzarti.
“Conosco uno che beve già a pranzo.”
“Un mio amico finisce due bottiglie.”
“Io non bevo superalcolici.”
“Non sono mai arrivato al punto di perdere completamente il controllo.”
Ma il fatto che qualcun altro stia peggio non significa che tu stia bene.
Il confronto verso il basso è uno dei sistemi più efficaci che utilizziamo per evitare di guardare ciò che sta succedendo nella nostra vita.
Immagina di avere un dolore che aumenta lentamente. Non aspetteresti necessariamente di non riuscire più a camminare prima di occupartene. Potresti intervenire quando il problema è ancora piccolo, evitando che diventi più grande.
Con l’alcol, invece, facciamo spesso l’opposto.
Aspettiamo una conseguenza evidente.
…La consapevolezza
Ma la consapevolezza può arrivare molto prima.
Può arrivare quando inizi a chiederti perché bere sia diventato tanto importante.
Può arrivare quando scopri che non vuoi davvero bere, ma non riesci a farne a meno.
Può arrivare quando ti rendi conto che buona parte del tuo rapporto con l’alcol è ormai fatto di pensieri, trattative, promesse e sensi di colpa.
Non devi aspettare di toccare il fondo, anche perché ognuno ha il suo di “fondo”.
Puoi decidere che il tuo fondo è il punto in cui non vuoi più scendere.
E ti posso assicurare che può diventare una grande opportunità per una vita migliore.

Sono Leonardo Brunetta
Ex fumatore, alcolista e tossicodipendente, autore del bestseller L’amica Le(t)ale. Sober Coach.
Aiuto fumatori e alcolisti anomali a incontrare la libertà dalla dipendenza proiettandosi verso una vita significativa.
Segnali di alcolismo funzionale
Se ti chiedi come capire se sei un alcolista, probabilmente vorresti una lista semplice e definitiva.
Se hai tre segnali sei alcolista, se ne hai soltanto due puoi stare tranquillo.
La realtà è più complessa e la dipendenza raramente compare da un giorno all’altro con un cartello luminoso.
Arriva gradualmente.
Si inserisce nelle abitudini, modifica le aspettative e trasforma ciò che un tempo era occasionale in qualcosa di sempre più
necessario.
Il pensiero
Uno dei primi segnali non riguarda quanto bevi. Riguarda quanto pensi al bere.
Magari durante il giorno ti chiedi che cosa berrai la sera. Quando programmi una cena, controlli se sarà servito del vino. Se devi guidare, il limite all’alcol ti disturba più del previsto. Quando sei in vacanza, il bere entra subito nell’idea di relax.
Il bicchiere non è ancora davanti a te, ma è già presente nella tua mente. Una presenza forte, ingombrante.
Forse ti dici che è normale pensare a qualcosa che ti piace…
Ma prova a osservare la qualità di quel pensiero.
È una semplice possibilità oppure una necessità?
Se per qualche motivo non puoi bere, te ne dimentichi tranquillamente oppure inizi a sentirti privato, irritato o incompleto?
Le regole
Un altro segnale importante è il bisogno di stabilire regole, che quasi sempre non riesci a rispettare.
Decidi di non bere per una settimana e interrompi dopo due giorni.
Ti prometti un solo bicchiere e ne versi un altro.
Stabilisci di bere soltanto nel weekend, ma il mercoledì trovi una buona ragione per fare un’eccezione.
Personalmente ho passato anni in questa modalità “schizofrenica”.
Eviti i superalcolici e ti concedi soltanto vino o birra, come se il nome o la qualità della bevanda potessero modificare la natura dell’alcol che contiene.
Potresti anche accorgerti che la quantità necessaria per ottenere l’effetto desiderato è aumentata.
Le regole non sono necessariamente negative. Ridurre il consumo diminuisce certamente l’esposizione ai rischi.
Ma se hai bisogno di stabilire delle regole ti stai già raccontando che c’è qualcosa che non va…
Le persone realmente disinteressate all’alcol non trascorrono molto tempo a decidere quanto possono berne. Non devono vincere una battaglia interiore per non bere il prossimo bicchiere.
Se invece il tuo desiderio spinge in una direzione e la tua forza di volontà deve trascinarti nell’altra, puoi anche riuscire a bere moderatamente, ma non sei libero.
Il controllo non è libertà.
Il controllo dice: “Vorrei bere ancora, ma devo fermarmi.”
La libertà dice: “Non ne ho bisogno.”
Il desiderio e la tensione sottile
C’è poi il desiderio insistente, quello che in ambito clinico viene chiamato craving.
Non deve necessariamente essere un impulso violento.
Può presentarsi come una tensione sottile, un’inquietudine o la sensazione che la giornata non sia ancora veramente finita finché non hai versato i tuoi bicchieri.
Puoi continuare a fare tutto normalmente, ma una parte della tua attenzione resta agganciata a quel momento.
Quando finalmente bevi, provi sollievo. E proprio quel sollievo sembra confermare che l’alcol ti faccia stare meglio.
Un altro segnale è continuare nonostante le conseguenze: dormire male, svegliarti stanco, avere meno energia, sentirti irritabile. mangiare peggio, essere meno presente con il partner o con i figli.
Diventi meno lucido, meno presente, meno curioso e meno disponibile a vivere pienamente le esperienze.
Continui a funzionare, ma funzionare non è la stessa cosa che vivere.
La difesa
Un altro segnale molto diffuso tra gli alcolisti anomali è la difesa immediata del proprio modo di bere.
Quando qualcuno ti fa un’osservazione, ti irriti, minimizzi, cambi argomento.
Elencare le persone che bevono più di te diventa un modo per evitare di ascoltare ciò che ti è stato detto.
A volte difendi l’alcol parlando di tradizione, cultura, qualità del vino o piacere enogastronomico. Spieghi che bevi soltanto prodotti di qualità, che non ti ubriachi o che nella tua famiglia il vino è sempre stato presente.
Oppure scommetto che in un momento della tua vita hai pensato di fare il corso da sommelier… Così, almeno, bevi bene..
Ma prova a chiederti con sincerità: stai difendendo la “cultura del bere” o la tua incapacità di vivere senza alcol?
Più una persona ha bisogno dell’alcol, più tenderà a costruire argomenti intelligenti per proteggerlo.
Dalle degustazioni, al giro enogastronomico delle cantine, alla storia dei vigneti: tutti aspetti interessanti ma che diventano solo una bellissima scusa per assumere alcol.

Aspetto fisico
Alcune persone cercano di capire se sono alcoliste osservandosi allo specchio.
Pensano a un volto gonfio, agli occhi arrossati, alle mani tremanti, all’alito pesante e a un corpo visibilmente trascurato.
Questi segnali possono presentarsi in alcune situazioni, ma non esiste un unico “aspetto fisico dell’alcolista”.
Una persona può apparire curata, allenarsi regolarmente, vestirsi bene e avere analisi ancora apparentemente normali, pur avendo costruito un rapporto di dipendenza con l’alcol.
L’alcolismo funzionale è difficile da riconoscere proprio perché può convivere a lungo con un’immagine esterna assolutamente normale.
Lavorando con oltre 100 alcolisti anomali e dopo aver parlato con oltre 800 bevitori nelle call di analisi e valutazione, ho incontrato quasi sempre persone molto curate, che facevano anche sport e non vivevano particolari situazioni di sofferenza.
Questo non significa che il corpo non mandi segnali.
Peggioramento del sonno e umore
Un altro segnale fisico può essere il peggioramento del sonno.
L’alcol può aiutarti ad addormentarti più rapidamente perché produce sedazione, ma sedazione e sonno ristoratore non sono la stessa cosa. Potresti svegliarti durante la notte, avere un sonno frammentato o alzarti già stanco e disidratato, anche dopo un numero apparentemente sufficiente di ore.
Potresti attribuire questa stanchezza allo stress, all’età o al lavoro.
Bere può facilitare l’addormentamento perché l’alcol produce sedazione. Ma addormentarsi velocemente non significa dormire bene.
Arrivato nuovamente alla sera, senti ancora più bisogno di staccare.
Così l’alcol si presenta come la soluzione a un problema che contribuisce a mantenere.
Altri segnali possibili sono il gonfiore del viso o dell’addome, la disidratazione, il mal di testa, una digestione più difficile, disturbi intestinali, aumento di peso, pressione più elevata, affaticamento e una minore capacità di concentrazione.
Anche l’umore può modificarsi.
Potresti sentirti maggiormente irritabile, ansioso o demotivato.
Nella mia esperienza di alcolista anomalo, dopo aver smesso, ho riscontrato una forte diminuzione dei miei sbalzi d’umore, molto presenti invece quando bevevo.
Comportamenti
Una vita intorno al bere
Per capire se sei un alcolista anomalo può essere molto utile osservare non soltanto quanto bevi, ma come organizzi la tua vita intorno all’alcol.
La dipendenza non appare soltanto nel numero delle bottiglie.
Si rivela nei piccoli adattamenti che compi per assicurarti di poter continuare a bere.
Ad esempio controlli che in casa ci siano scorte sufficienti. Porti una bottiglia a una cena perché temi che quella disponibile non basti.
Scegli un ristorante anche in base alla possibilità di bere.
Eviti appuntamenti al mattino dopo una serata nella quale sai che consumerai alcol.
Nessuno di questi comportamenti, preso singolarmente, dimostra che tu sia alcolista.
Ma quando l’alcol diventa una variabile costante nell’organizzazione delle tue giornate, vale la pena chiedersi quanto spazio gli hai consegnato…

Ti nascondi
Un altra modalità abbastanza diffusa tra i bevitori anomali è nascondere parte del proprio bere.
Riempi il bicchiere quando nessuno guarda.
Butti le bottiglie prima che il partner le veda o magari lo fai di notte, perché ti vergogni a farti vedere dai tuoi vicini. (Questo capitava a me e ho sentito le stesse storie da alcuni dei miei clienti.)
Dici di aver bevuto meno di quanto hai realmente bevuto.
Alterni negozi diversi o bar diversi, perché ti imbarazza acquistare alcol troppo spesso nello stesso posto (Questo è un classico! Osserva quanti lo fanno la prossima volta che fai la spesa…)
Sempre prima, più velocemente e in solitudine
Un altro comportamento tipico è anticipare progressivamente il primo bicchiere.
All’inizio bevevi soltanto durante la cena, poi mentre preparavi da mangiare.
Poi nel pomeriggio del fine settimana o la tarda mattinata, come facevo anch’io… Sono le 11,00? Beh posso bervi la mia birra!
E perché no anche alle 10,30? Cosa cambia in fondo?
Non sempre la quantità totale aumenta in modo evidente. A volte aumenta il territorio della vita occupato dall’alcol.
Il bere si allarga ed entra in momenti nei quali prima non esisteva.
Anche bere più velocemente può essere un segnale.
Il primo bicchiere scende in pochi minuti e ti versi subito il secondo. Non stai assaporando lentamente una bevanda. Stai cercando lo stordimento. E “ti girano le p…” quando gli altri bevono molto più lentamente, perché ti irrita aspettare che finiscano il loro drink!
Allora cominci a isolarti. A preferire molto di più il bere solitario piuttosto che il bere in compagnia.
Questo è un passaggio importante da riconoscere, ma non ti preoccupare: ci siamo passati tutti.
Bere da soli non significa automaticamente avere una dipendenza, ma quando la solitudine diventa il contesto preferito perché ti permette di bere senza limiti o giudizi, il segnale è evidente.
Ci viene raccontato che beviamo per il gusto del vino, per la tradizione o per accompagnare il cibo. Ma se il vero obiettivo fosse soltanto il sapore, non avremmo la stessa fretta di riempire nuovamente il bicchiere.
Beviamo (e tutti lo fanno…) per ciò che l’alcol produce nei nostri sensi e nella nostra mente.
Riconoscerlo può essere scomodo, ma è più utile che continuare a nascondersi dietro racconti eleganti.
La ricompensa per tutto…
C’è poi il comportamento del premio.
Hai avuto una buona giornata? Brindiamo.
Hai avuto una pessima giornata? Hai bisogno di bere.
Sei in vacanza? È giusto concederselo.
Hai lavorato molto? Te lo meriti.
Sei annoiato? Almeno ti rilassi.
Qualunque cosa accada, l’alcol riesce a presentarsi come risposta.
La rinuncia
Un altro comportamento significativo è la progressiva rinuncia alle attività incompatibili con il bere.
Rimandi lo sport perché la sera precedente hai bevuto.
Eviti di alzarti presto nel fine settimana.
Preferisci incontri nei quali sai che l’alcol sarà assolutamente presente.
Le situazioni sobrie ti sembrano noiose o poco spontanee.
Frequenterai più volentieri persone che bevono come te perché con loro il tuo comportamento appare normale e non devi spiegarti.
Non decidi consapevolmente di restringere la tua vita, accade poco alla volta.
La dipendenza non ti toglie tutto in una sola giornata.
Ti convince a rinunciare a piccole parti di te, una alla volta.
Le relazioni
Anche le relazioni possono risentirne prima che tu lo riconosca.
Potresti essere fisicamente presente, ma emotivamente distante.
Dopo alcuni bicchieri ascolti meno, ricordi peggio e perdi sensibilità verso ciò che accade intorno a te.
Magari non diventi aggressivo e non crei scene.
Semplicemente ti spegni.
Il partner percepisce che non ci sei completamente.
I figli imparano che, dopo una certa ora, è meglio non chiederti troppo.
Tu continui a pensare di non aver fatto nulla di grave.
Ed è vero: forse non hai fatto nulla di grave.
Ma quanta vita reale stai perdendo mentre cerchi di non fare nulla di grave?

Il comportamento più importante: continuare a rimandare
Forse il segnale più comune tra gli alcolisti anomali è il rinvio.
Ci penserò dopo le vacanze.
Dopo Natale.
Quando i figli saranno più grandi.
Quando il lavoro andrà meglio.
Quando avrò dimostrato di saper bere meno.
Appena passa questo periodo mi ci metto di buona volontà e riuscirò a “gestirlo”meglio.
Aspetti il momento perfetto per cambiare, ma l’alcol ha sempre una buona ragione per convincerti che oggi non sia il giorno giusto.
E nel frattempo passano mesi o anni.
Non serve prendere oggi una decisione definitiva soltanto perché stai leggendo questo articolo.
Serve però smettere di fingere di non vedere.
La consapevolezza comincia quando non rimandi più la domanda.
L’alcolista funzionale non è meno dipendente perché funziona
Essere funzionale non significa essere libero.
Significa che, nonostante la dipendenza, riesci ancora a tenere insieme la tua vita.
Puoi essere molto bravo a farlo.
Puoi lavorare più degli altri, allenarti, gestire una famiglia e mantenere un’immagine impeccabile.
A volte diventi perfino più efficiente perché senti di dover compensare o dimostrare che il problema non esiste.
Ma la capacità di sostenere le responsabilità non cancella ciò che accade dentro di te.
Puoi controllare ogni dettaglio della tua vita e non riuscire a immaginare una serata senza vino.
Puoi essere considerato una persona forte e avere paura di togliere un bicchiere.
È proprio questa la condizione degli alcolisti anomali: persone spesso forti, capaci e intelligenti che hanno costruito una relazione di dipendenza con una sostanza capace di agire sulla percezione, sulle emozioni e sulle abitudini.

Non sei il problema: hai un problema che puoi affrontare
Riconoscere una dipendenza può provocare vergogna, lo so.
A volte i miei clienti sono rammaricati per essere arrivati al punto di non riuscire più a gestire l’alcol, per essere costretti a chiedere aiuto e a smettere del tutto.
Potresti chiederti come sia stato possibile arrivare a questo punto. Ti capisco perfettamente.
Sei una persona intelligente.
Conosci i rischi. Hai affrontato difficoltà ben più grandi.
Perché non riesci semplicemente a bere meno?
Perché la dipendenza non è una prova di stupidità o di debolezza morale.
L’alcol è una sostanza psicoattiva capace di generare adattamento, desiderio e automatismi. A questo si aggiungono anni di condizionamento mentale e culturale che lo presentano come relax, festa, socialità, seduzione e premio.
Non hai iniziato a bere con il progetto di diventare dipendente.
Hai fatto ciò che facevano quasi tutti intorno a te e hai imparato, esperienza dopo esperienza, ad associare l’alcol a ciò di cui avevi bisogno.
Ora, però, hai davanti a te una grande opportunità.
Questo tuo problema, in realtà, sarà la tua forza, la tua rivoluzione personale per vivere davvero la vita che meriti.
Io ringrazio di avere avuto un problema di alcolismo anomalo, perché solo così ho potuto scoprire tutta un’altra vita senza più il bisogno di bere.
Una vita più piena, energica, serena, una vita che vale la pena di essere vissuta.
Che cosa fare se ti sei riconosciuto
Mi auguro che questo articolo ti abbia donato una consapevolezza da una prospettiva diversa.
Riconoscere un problema non è una condanna.
È il momento in cui recuperi la possibilità di scegliere.
Finché continui a raccontarti che va tutto bene, non puoi cambiare nulla.
Quando inizi a vedere con onestà ciò che l’alcol ti sta dando e soprattutto ciò che ti sta togliendo, si apre una strada.
Non devi necessariamente vivere tutta la vita resistendo, te lo posso assicurare.
Non devi diventare una persona triste che osserva con invidia gli altri mentre bevono.
Non devi imparare a sopportare una mancanza.
Puoi arrivare a comprendere emotivamente che l’alcol non ti sta offrendo relax, libertà o felicità.
Ti sta offrendo un’alterazione temporanea e, in cambio, sta chiedendo sempre più spazio.
Il vero cambiamento avviene quando smetti di vedere l’alcol come qualcosa di prezioso.
Quando non ti chiedi più: “Come farò a vivere senza?”
Ma: “Perché ho creduto così a lungo di averne bisogno?”
Non devi prendere una decisione definitiva ora, perché lo so, è una decisione sofferta e ha bisogno di un tempo di maturazione.
Continua a bere, osservare, a chiederti se davvero è questa la vita che vuoi vivere.
Le risposte arriveranno.
Forse riuscirai a gestire lottando, forse no, forse passeranno ancora anni prima che tu prenda una decisione.
Ti auguro prima o poi di incontrare una sobrietà felice: si può fare!
E se senti che per te è arrivato il momento di cambiare allora puoi iniziare da qui:
Inizia dalla video-lezione gratuita
Ho preparato una video-lezione gratuita per aiutarti a comprendere meglio il tuo rapporto con l’alcol e iniziare a cambiarlo.
È dedicata agli alcolisti anomali, come lo ero io: persone che continuano a funzionare, ma non vogliono più vivere dipendendo dal bicchiere della sera, dall’aperitivo del fine settimana o dal bisogno di alterarsi per stare bene.
Non si tratta di resistere.
Si tratta di scoprire perché l’alcol ha assunto tanto valore e iniziare a vedere che ciò che promette non corrisponde a ciò che realmente offre.
Clicca qui e accedi alla video lezione gratuita

Sono Leonardo Brunetta
Ex fumatore, alcolista e tossicodipendente, autore del bestseller L’amica Le(t)ale. Sober Coach.
Aiuto fumatori e alcolisti anomali a incontrare la libertà dalla dipendenza proiettandosi verso una vita significativa.
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